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Le torri di piazza Maggiore

Come sarebbe piazza Maggiore con due torri alte quasi quanto l’Asinelli? Indubbiamente pericolosa, o così almeno pensarono gli architetti che lavorarono alla costruzione della basilica di San Petronio.
Sembra impossibile crederci, ma tra le tante “vittime” di piazza Maggiore e di San Petronio ci sono due torri altissime: la Cornacchina e la Catalani,
abbattute “per far spazio” insieme ad almeno una decina di chiese.

La prima ad essere abbattuta fu la Cornacchina. Si trovava davanti all’Ospedale della Morte (oggi Museo civico archeologico), e crollò per volere dei fabbriceri della basilica di San Petronio il 9 aprile del 1390. Serviva spazio, e la Cornacchina lì non poteva rimanere. Inoltre, c’era il pericolo che a causa dei lavori crollasse sull’Ospedale.

La Cornacchina fu abbattuta seguendo una tecnica allora ben consolidata: sotto le fondamenta vennero scavati cunicoli nei tre lati opposti (nord, ovest, sud) all’Ospedale, poi puntellati con travi di legno, alle quali venne poi dato fuoco fino al crollo delle 4mila tonnellate di torre (circa la metà dell’Asinelli). I cronisti dell’epoca la descrivono alta quasi come l’Asinelli ma più slanciata e sottile. Il nome Cornacchina potrebbe essere un soprannome (sono almeno tre le torri che nei tempi portarono questo appellativo, in quanto rifugio di cornacchie), o derivare da un tale Enrighetto Cornacchino, console a Bologna a inizio del ‘200.

Torre Catalani di piazza Maggiore si trovava all’incirca davanti all’attuale Farmacia di piazza Maggiore, poco distante dall’ancora esistente casatorre dei Catalani di via dei Celestini.
Alta tanto quanto l’Asinelli, alla quale contendeva il primato cittadino, apparteneva ai Catalani, potentissima famiglia bolognese, che diede i natali a Catalano di Guido di donna Ostia. Il più celebre dei Catalani nacque a Bologna nel 1210, fu podestà a Milano, Firenze e Bologna, comandò la fanteria bolognese nella battaglia di Fossalta (nella quale venne catturato Re Enzo) e insieme a Loderingo degli Andalò fondò l’Ordine dei frati gaudenti (della Beata Gloriosa Vergine Maria). Nel 1267 si ritirò nel convento di Ronzano, dove morì nel 1285. Dante lo condannò all’Inferno, tra gli ipocriti nella sesta bolgia dell’ottavo cerchio.

Anch’essa in una posizione pericolosa per gli edifici comunali e i frequentatori della piazza, venne prima mozzata nel 1434 e poi definitivamente abbattuta “per artificies, usque ad fundamenta”, cioè smontata mattone per mattone, nel 1484.