NotizieTorri

Galluzzi: torri, filugelli e amori impossibili

Torre Galluzzi, affacciato sull’omonima Corte, è l’ultima torre gentilizia costruita a Bologna (1257). Progettata per essere alta quanto l’Asinelli (i muri basali spessi tre metri lo fanno supporre) doveva essere in grado non solo di migliorare la difesa della potente e litigiosa famiglia guelfa dei Galluzzi, ma anche della Curia di Sant’Ambrogio, l’antico tempio del Comune di Bologna, con il quale confinava.

Probabilmente la sua funzione originaria venne meno già durante la costruzione, e l’elevazione della torre si fermò agli attuali 31 metri. Un’altezza sufficiente per proteggere la famiglia dai Carbonesi, i vicini ghibellini coi quali i Galluzzi spesso venivano alle mani, ma non dalla freccia lanciata da Cupido, che nel 1258 fece scoccare l’amore impossibile tra Virginia Galluzzi e Alberto Carbonesi. Finì male, con Alberto ucciso dai familiari di Virginia e la povera ragazza impiccata, “fatta suicidare” al balcone della casa di famiglia, accanto alla torre.
La casa, un vero e proprio complesso abitativo fortificato, aveva nella torre la sua arma bellica, ma era l’intera corte ad essere il cuore pulsante dei Galluzzi. Lo si può notare dalla porta originaria, posta a poco più di sei metri d’altezza: la soglia di pietra ha un evidente avvallamento, frutto di 800 anni di continuo calpestio. La porta era infatti direttamente collegata alla casa, come confermano i fori sotto la porta nei quali erano fissate le travi di sostegno dei ballatori.

In Corte dei Galluzzi, nell’attuale piazza Galvani e nell’area circostante, già prima che fosse costruito San Petronio e il Portico del Pavaglione, fin dal ‘200 si svolgeva la Fiera dei bachi da seta (filugelli). I mercanti, provenienti da tutta Europa, erano protetti da un enorme tendone, alla francese, un “Pavillon”, da qui l’attuale nome Pavaglione.

Nella foto, particolare della soglia d’ingresso e a destra un’antica stampa nella quale la porta alla base ancora non esisteva.