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A Bologna son più le torri guelfe o ghibelline?

La storia ricorda che Bologna fu città guelfa, fedele al papa, nonostante i merli ghibellini posticci aggiunti per motivi estetici sul Palazzo Re Enzo ad inizio ‘900 sembrino indicare il contrario.

Se si considerano le 22 torri ancora esistenti, al netto delle tre per le quali non ci sono notizie sufficienti (Agresti, Dalle Perle, Lapi) e con il beneficio dei “voltagabbana” o degli incerti, cioè le famiglie che cambiarono casacca (vedi gli Asinelli), o che ebbero rappresentanti di entrambe le fedi (Toschi e Guidozagni), le torri attribuibili ai guelfi sono 12, mentre ai ghibellini solo sette.

Un divario, ad onor del vero, accentuato dal fatto che dopo la cacciata dei ghibellini da Bologna nel 1274, anche le loro proprietà turrite caddero in disgrazia, ma non così tanto da far scomparire dallo skyline il simbolo della Bologna medievale, le Due Torri, questa volta sì, tutte ghibelline.

Le torri attribuibili ai ghibellini, sono: Accursi, Alberici, Asinelli, Carrari, Conoscenti, Garisenda e Uguzzoni; quelle ai guelfi: Azzoguidi, Bertolotti, Catalani, Galluzzi, Ghisilieri, Guidozagni, Lambertini, Oseletti, Prendiparte, Ramponi, Scappi, Toschi.

Tornando ai merli di Palazzo Re Enzo, furon scelti da Alfonso Rubbiani nel 1905, nel tentativo di dare all’edificio un aspetto “più medievale”. L’eclettico restauratore di Bologna (notaio, giornalista, letterato e “architetto” comunale), fece infatti numerose aggiunte di fantasia agli edifici storici cittadini, dettate dalla moda neo-medievalista d’inizio Novecento, tant’è che si attirò gli strali Giuseppe Ceri, suo abituale oppositore, che osservando i merli affermò che questi fossero “più atti a riparo di amoreggianti gatti che di combattenti soldati”.

Nella foto, i merli “ghibellini” di palazzo Re Enzo. Sullo sfondo il campanile dell’Arengo.