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Bolognini: torri, palazzi, seta e canali

Questa nobile famiglia occupa un primo posto nella storia di Bologna: per gl’illustri personaggi che la composero, le immense ricchezze, i bellissimi palazzi ed opere d’arte che lasciarono e per la seta di straordinaria qualità che a Bologna produssero fin dal XIII secolo

I Bolognini, nonostante il nome, erano toscani, ed arrivarono a Bologna da Lucca a metà del Duecento portando l’arte della seta sotto le Due Torri. In realtà, i produttori di seta a Bologna già esistevano, ma il guelfo Borghesano Ventura di Riccone da Barga, capostipite dei Bolognini, conosciuto anche come Borghesano da Lucca, fuggendo dalla sua città d’origine, introdusse nuove tecniche di lavorazione (che i lucchesi tenevano segrete), tali da rendere poi le sete bolognesi le più pregiate d’Europa (superando Lucca). Non c’era nobildonna che non desiderasse avere un velo di seta di Bologna: uno status symbol, più o meno come oggi possedere un foulard di Hermès.

Borghesano, in onore della città che lo accolse, nel 1291 chiamò il figlio Bolognino, da cui poi il nuovo cognome, anche se prima di diventare il cognome ufficiale, i Borghesano Bolognini si chiamarono, per via della professione, anche De Filaturo e De Seta. Con le enormi ricchezze che accumularono, i Bolognini contribuirono con splendidi edifici all’arte di Bologna: dalla cappella Bolognini in San Petronio (che conserva l’affresco detto “Maometto all’Inferno”, nel Giudizio Universale e delle storie dei magi e di San Petronio), di Giovanni da Modena; i due palazzi in via Santo Stefano: Bolognini Amorini Sala e Bolognini Isolani; casa Bolognini, che ora ingloba torre Alberici, presso la quale aprirono la loro prima bottega per la vendita della seta.

A proposito di torri, oltre all’Alberici, i Bolognini ne ebbero altre due, inglobate entrambe nel palazzo Bolognini Amorini Sala, presenti nel 1476, i cui resti, con muri spessi 80 cm, erano ancora visibili nel 1551.

Ma torniamo alla seta e all’origine di tutto. Le fortune dei Bolognini partirono da un canale, quello di Sàvena, le cui acque alimentarono i filatoi. Il primo filatoio idraulico lo costruirono presso il Mulino della Misericordia, presso porta Castiglione, dove ancor’oggi si trova la chiesa di Santa Maria della Misericordia, sfruttando un piccolo salto del canale di Sàvena. La scelta fu quasi obbligata, in quanto il Comune, pur riservando un trattamento di favore agli artigiani che a Bologna arrivarono da tutta Italia per portare le proprie arti, vietava lo sfruttamento dei canali dentro la Terza cerchia di mura.

Il divieto però durò poco, e i Bolognini trasferirono l’attività e il filatoio in via Castellata, sulle sponde del tumultuoso Canale Fiaccacollo, punto dal quale non si fermarono più. In via Castellata 4 è ancora visibile l’antico portale in cotto di casa Bolognini Melloni, sulla quale si trova una targa che ricorda che proprio lì venne costruito il primo “Filatoglio alla Bolognese”.