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Torre Gessi sbuca nell’indifferenza

Auto in cerca di parcheggio e pedoni frettolosi le passano davanti mille volte al giorno senza vederla. Eppure, da quando nel 1980 durante i lavori di ristrutturazione del palazzo di via Cesare Battisti 11, l’antica via Imperiale di san Prospero, i muratori la scoprirono sotto uno spesso strato di intonaco, la torre Gessi è lì, nuda, con la sua bella porta in selenite, mensoloni e arco a sesto. E si alza lo sguardo, tra il secondo e il terzo piano, si può ammirare anche una finestra, anch’essa con la tradizionale cornice in selenite.

La torre venne eretta nel Duecento dei Gessi, famiglia ghibellina detta anche “da Gesso”, in quanto feudatari dell’omonimo castello (località ora in Comune di Zola Predosa), da non confondere con i cugini Laigoni “da Gesso”, primi proprietari della vicina torre Lapi, con i quali non correva buon sangue.

Nella foto, un particolare della porta.